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sabato 21 ottobre 2017

Maudie - La vita a colori - Recensione


E' un film molto toccante, commovente, la vera storia  della giovane Maudie, pittrice canadese che viveva con la zia, ma ancora ragazza, con i suoi acciacchi ed un'artrite Reumatoide marcata, decide di imboccare la sua strada, andando a fare la cameriera in campagna, per conto di un pescatore. L'uomo è piuttosto rude con Maudie, all'inizio la tratta male e lei per trascorrere il tempo si distrae dipingendo. Chiede all'uomo di procurarle alcune tele di legno per poterle dipingere e quando le esaurisce dipinge sui muri di casa, una bicocca dimessa in cui dormono nello stesso letto, perchè non ce n'è altri. Si accorge di lei anche una vicina che le acquista alcuni disegni consentendole di guadagnare un pò di soldi. Maudie ha imparato l'arte da sua madre che le faceva dipingere le carte regalo natalizie. Le riuscirono così belle che iniziò a venderle. Anche l'uomo si rende conto che Maudie in effetti è una brava artista e col tempo le si affeziona, chiedendole pergiunta di sposarlo.
Si presenta a casa loro il fratello di Maudie, annunciandole che avrebbe venduto la loro casa, lei non sa darsi pace, amava quella casa e non voleva andasse perduta. Con la morte nel cuore per la vendita della casa e per via della sua artrite reumatoide che le sta ormai deformando il corpo e sopratutto le mani, Maudie continua a dipeingere ispirandosi sopratutto alla natura che la circondava e che poteva ammirare dalla finestra della sua piccola casa. La pittrice dava voce al cinguettio degli uccellini, forma ai boccioli e profumo a tutti i fiori che disegnava. Purtroppo l'aggravarsi della malattia la costringeva sempre di più a stare in casa, inoltre le sue gambe, accavallandosi, le impedivano di camminare, non stava più in equilibrio. Le sue mani sono ormai deformi, ma lei, col suo carattere determinato, non si perde d'animo, e continua ad usare il pennello che tiene tra le dita accavallate. dando leggeri tocchi sulle tele, ma riesce ugualmente ad esprimere il suo sentire. Anche il Presidente americano Richard Nixon ordinò due quadri alla signora Maudie Lewis. A nove anni dalla sua morte, muore anche il marito ammazzato da un ladro mentre cercava di rapinarlo. La loro casa fu prelevata così come si trovava, perfino con le persiane dipinte e messa dentro la Galleria d'Arte in Nuova Scozia, per far conoscere i disegni di questa grande donna a tutto il mondo. Ricordiamoci anche del rappresentante dell'Impressionismo nel fine ottocento, Pierre August Renoir, anche lui sofferente di artrite reumatoide che rimasto senza lavoro, iniziò ad aiutare il fratello, dipingendo le stoffe ed i ventagli. 

domenica 15 ottobre 2017

Cielo d'Ottobre - Recensione


Un bel film istruttivo e toccante da far vedere ai nostri ragazzi. Il film si ispira ad una storia vera raccontata da un ingegnere della NASA, ora in pensione, nonchè addestratore degli astronauti che ispezionano il cosmo a bordo delle navicelle spaziali. In un paesino della Virginia, la gente riesce a vivere grazie alla miniera che dà lavoro a tutti, compreso il papà di Homer Hickman (un giovanissimo Jake Gyllenhaal) il sovrintendente alla miniera. Homer probabilmente non sarebbe riuscito a prendere la borsa di studio per andare all'università, nemmeno per meriti sportivi, egli ha ben altre idee in testa! Un giorno di ottobre, egli vede passare dalla finestra della scuola, su in cielo lo Sputnik sovietico, ossia compagno di viaggio, il primo satellite artificiale,  mandato in orbita;  dopo 1400 orbite e 70 milioni di chilometri, bruciò nell'atmosfera, al suo rientro.
Il giovane Homer rimase affascinato dalla visione dello Sputnik, tanto che dal giorno decise, con altri tre compagni di classe, di dedicarsi alla costruzione dei razzi da mandare in orbita. All'inizio era un semplice gioco da ragazzi, si andava in campagna, con gli amici e si provava a lanciare un razzo costruito artigianalmente, grazie al manuale delle giovani marmotte ed all'aiuto di un minatore che lavorava al tornio. Un giorno purtroppo un razzo andò a finire all'uscita della miniera e solo per miracolo lasciò illesi i minatori al loro fine turno. Il padre di Homer lo rimproverò così aspramente che dal giorno gli impedì di lanciare i razzi, lui doveva andare a lavorare in miniera non lanciare razzi. Un'altra volta, scoppiò un incendio in prossimità della miniera e le colpe furono date ai quattro ragazzi, sebbene dopo parecchio tempo saltò fuori che il loro razzo finì nel fiume, dove fu ritrovato. Insomma i quattro giovani erano imperterriti e continuavano a costruire razzi sempre più potenti, anche con l'appoggio  di una loro insegnante che purtroppo stava poco bene a causa di un tumore. Insomma, Homer ed i suoi tre compagni riuscirono a superare le selezioni per la borsa di studio ed il loro progetto fu il più votato. Solo allora il padre gli confidò quanto fosse orgoglioso di avere un figlio così ingegnoso!!

giovedì 5 ottobre 2017

San Pietroburgo 2 - Informazioni generali

Settembre è un buon mese per visitare San Pietroburgo, di mattina si sta bene con le maniche corte, ma di pomeriggio è meglio indossare una giacca e nemmeno tanto leggera, spesso tira un bel vento di tramontana.
Le attrazioni di questa città sono tante, ma attenzione quando si va in giro, sarebbe meglio non indossare gioielli vistosi e non portate con voi molti soldi, i borseggiatori ed i rapinatori sono sempre in agguato e se ci sentono parlare una lingua straniera, sono pronti ad agire; sia quando si sta in fila per entrare nei musei, che dentro i musei stessi, magari quando ci si incanta davanti ad un'opera artistica;
occhio sempre al passaporto, sarebbe meglio custodirlo nella cassaforte della stanza d'albergo o chiuderlo in valigia e girare con una fotocopia, chi ve lo chiede capirà il perchè non avete l'originale con voi! Sarebbe meglio pernottare in un albergo al centro della città, ci si sposta più facilmente a piedi e si gode maggiormente la città. Non avrete problemi con i rubli. la moneta locale, i bancomat vi daranno una mano, le carte di credito ed i bancomat sono bene accetti; non accettano però l'American Express! La maggior parte della gente che ho incontrato in questa città non parlava inglese, ed ammenochè voi non conosciate il russo, diventa difficile dialogare con questo popolo.
Le persone sono piuttosto riservate ed hanno spesso fretta di fare il loro lavoro, sono gentili quanto basta, ma piuttosto freddi, come il loro clima! Ho incontrato poche persone veramente friendly, come le tre guide e la signora Lubow, la Concierge dell'albergo, una vera donna di classe che dava consigli a tutti, sui luoghi da visitare, quali strade percorrere; con il suo  tablet sempre alla mano, per conoscere orari dei treni, delle metropolitane o delle barche. Qui la puntualità è di casa, scordatevi di essere italiani!

Il Gioddu e il Kefir - Come farlo a casa

Quand'ero bambina, mia madre lo preparava spesso ed alla fine della cena mi dava una bella tazza di yogurt fatto in casa, il gioddu. Su Gioddu, ha origini antiche e costituiva un alimento importante nella dieta dei pastori sardi che lo preparavano in "su Malune", un recipiente in sughero; essi vi riscaldavano dentro il latte immergendo all'interno le pietre arroventate al fuoco. si aggiungeva quindi "su Madriche" che si preparava con 1/2 litro di latte addizionato a due o tre gocce di lattice di fico oppure all'1% di lievito di pane, detto "Armentazzu", ma si possono aggiungere al latte delle briciole di pane, sempre all'1% rispetto al latte versato. Su Madriche deve stare avvolto per otto ore in una coperta di lana, per mantenere la temperatura costante; così facendo si ottiene un coagulo bianco che nella misura dell'1% si aggiunge al latte tiepido. Dopo che quest'operazione viene ripetuta per tre volte, utilizzando ogni volta l'1% del Madriche rispetto al latte, si ottiene la coltura madre che sarà la a base del gioddu. Ricordo che una volta entrò in casa, una germinazione chiamata Kefir, un generatore di yogurt che proveniva dai paesi caucasici. Questa gemma si alimentava dal latte e lo aiutava a fermentare, più cresceva e più fermentava il latte. Il Kefir andava quindi ridotto e la parte in più veniva regalata ai parenti ed ai vicini di casa, affinchè anch'essi lo usassero per divulgare il gioddu. Da allora non ho più trovato in giro il Kefir! Mentre in Europa lo yogurt si è diffuso intorno al 1930, in Sardegna, già dai primi del '900, le nostre bisnonne, usavano "sa Matrija", ossia la coltura madre, sia per lo yogurt che per il pane. Da qualche giorno mi sono ricordata di quel tempo,  così ho deciso di riprovare a fare in casa il gioddu. Ho acquistato due vasetti di yogurt fresco ed un litro di latte intero di giornata. Ho fatto scaldare il latte fino a circa 40 gradi, non deve fumare; in una tazza di quel latte intiepidito ho sciolto i due vasetti di yogurt ed ho unito pian piano, girandolo, tutto il latte rimasto. Ho lasciato riposare per cinque minuti e poi ho girato il tutto per amalgamare bene lo yogurt dei vasetti,  al latte. Travasato in un contenitore chiuso ed avvolto in una coperta, ho riposto il tutto dentro il forno a microonde spento. Il Gioddu è molto delicato, e si interrompe la sua composizione se prende uno spiffero d'aria, o aperto prima che passino almeno otto ore. La mattina seguente il gioddu sarà pronto per la colazione. Per fare il prossimo gioddu, non sarà più necessario acquistare altri vasetti di yougurt al supermercato, si potrà riutilizzare una mezza tazza del gioddu rimasto a cui si aggiungerà ancora un litro di latte a 36 gradi e si rinizierà la procedura, Più lo si fa e più diventa buono! Vorrei sapere che altre informazioni avete voi che mi leggete, in merito alla formazione del GIODDU, mi rivolgo non solo a voi sardi, ma anche agli stranieri di tutto il mondo. Scrivete su questo blog come si chiama il Gioddu nella vostra lingua e terra, come si ottiene, qualche ricetta antica, potremmo condividerla in questo blog!
Il gioddu ha bisogno di calore per coagulare bene e se ci abituiamo a prenderlo a colazione, magari con un cucchiaio di miele e della frutta secca ammollata dentro, iniziamo più leggeri la nostra giornata, mentre se lo prendiamo  dopocena, la nostra digestione sarà agevolata ed il nostro sonno più sereno; i ristoratori ed i bar dovrebbero rivalutare il gioddu, perchè contiene tanti nutrienti che rinforzano il sistema immunitario. Perchè dunque non servirlo alla fine di un buon pasto al ristorante?

Visita a San Pietroburgo - Le risorse


Testo

Visita a San Pietroburgo - L'Incrociatore Aurora


L'Incrociatore Aurora è la nave da guerra numero uno della Marina Militare Russa. Nel 2012 vede sbarcare gli ultimi suoi marinai ed è ormai solo un brutto ferro vecchio che ha una storia lunga 112 anni da raccontare. l'Aurora ha iniziato il suo tramonto con la fine del comunismo russo diventando col tempo un Museo galleggiante visitato dai nostalgici di quell'era. Dopo due anni di restauri, nel 2012, l'Aurora rientra dai grandi lavori, solcando le acque del fiume Neva, trainato dalle funi di quattro rimorchiatori mentre tre dei 20 ponti di San Pietroburgo, si aprivano al suo passaggio; l'Aurora era completamente illuminato ed offriva uno spettacolo maestoso alla gente che per rivederla nella sua nuova veste, si accalcava lungo la banchina. Adesso quel gioiello è ritornato al suo posto, al centro dell'antica capitale russa, San Pietroburgo.
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Un secolo fa, l'Aurora sparò il suo primo colpo di cannone e da qui l'inizio della rivoluzione bolscevica, ovvero la Rivoluzione d'Ottobre, come la chiamano i russi. Ora in quella nave sono in mostra i reperti della guerra russo-giapponese, insieme a quelli della prima guerra mondiale. Oggi l'Aurora viene noleggiata per gli eventi più disparati, persino per girare pellicole pornografiche con la scusa dell'ambientazione ai tempi della Rivoluzione. Il varo dell'Incrociatore Aurora avviene nel 1900 ma il battesimo del fuoco nel 1905, nella guerra russo - giapponese che si concluse con la sconfitta dell'impero zarista. Nel 1941 la nave cadde a picco, annientata dai tedeschi durante l'assedio di Leningrado, come si chiamava al tempo San Pietroburgo. Nel 1957 il rimorchiatore fu riportato a galla e dopo avergli rifatto il look, fu trasformato in Museo con lo scafo rimesso a nuovo, visto che quello vecchio era completamente arrugginito. Nel 1908 l'Aurora ed i suoi marinai furono i primi a prestare soccorso alla città di Messina, annientata dal terremoto.