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mercoledì 18 gennaio 2017

Ripartiamo da I Giganti di Monte Prama per riscrivere la nostra storia.


Nel marzo di 43 anni fa, nelle campagne del Sinis, una regione  in provincia di Oristano, un contadino di Cabras, di nome Sisinnio Poddi, scoprì nel terreno in cui lavorava, urtando col suo trattore  contro il busto di un guerriero, un inestimabile tesoro, diventato oggi il simbolo della Sardegna antica, I Giganti di Mont'e Prama; statue di pietra alte più di due metri, con sandali e lunghe trecce scolpite intorno al volto. A distanza di 2800 anni, ritornano, affiorando dal profondo della terra, pochi pezzi alla settimana, grandi arcieri, grossi pugilatori, titani poderosi e sacerdoti alti più di due metri, due metri e mezzo. Dalla scoperta di questa grandiosa necropoli si può ripartire per scrivere la storia dell'Occidente. Dalle ossa e dai denti dei cadaveri vengono estratti alcuni campioni di DNA per scoprire di quali malattie soffrissero, ma sopratutto le analisi ci potranno svelare i legami tra gli antichi sardi e gli attuali abitanti dell'isola.
Certo che l'occasione così ghiotta, ha richiamato in Sardegna archeologi da ogni dove. Adesso ai nostri esperti aspetta un lungo viaggio da percorrere a ritroso, non solo per riempire i musei di Cagliari e Cabras, di centinaia di reperti, ma per portare in superficie tutti i segreti che sono stati dormienti per quasi tremila anni. Oggi l'immagine degli occhi cerchiati di quei giganti, è diventata il simbolo della Sardegna e viaggia sul web; la si può trovare dappertutto, nei negozi, dalle magliette, ai gadget da viaggio, Questi giganti riscattano finalmente l'altezza di noi sardi, la nostra forza e la nostra resistenza nel tempo, venite a vederli!

martedì 27 dicembre 2016

Come preparare in casa la "Bionda Bottarga"

In questo periodo di festività, sono capitata al mercato del pesce diverse volte, così mi è capitato di vedere delle grosse e luminose uova che fuoriuscivano dal ventre del pesce esposto sui banchi delle rivendite. Vedendone tanti mi è venuto in mente che potevo ottenere delle belle bottarghe caserecce e senza dover spendere una cifra esagerata. Ho cercato in rete e visto alcuni filmati.
Ho chiesto al pescivendolo di procurarmi alcune uova ed alcuni fegati di pesci grossi e freschi, essendo cliente da tanto tempo, mi ha accontentato. Il 24 dicembre, torno a casa col mio fagotto di regali ed inizio a preparare la bottarga. Con i fegati di pesce, ho preparato un buon sugo per gli spaghetti; ho lavato le uova di muggine, asciugate e messe in un piatto concavo, appoggiandole su un letto di sale grosso da cucina. Ricoperte completamente con altro sale grosso e le ho disposte al sole (che per fortuna in questi giorni di vacanza, non ci ha abbandonato!) fino al tramonto, naturalmente protette con uno strato di tulle, per evitare che le mosche vi depositassero sopra le uova.


Come ho portato dentro il mio piattino, ho levato il sale, impregnato dall'acquetta che hanno cacciato le uova e l'ho cambiato, mattendone abbondante nel piano del piatto, per evitare che le uova si ammorbidissero ed una bella manciata sopra, a nasconderle del tutto. Le ho conservate in frigorifero tutta la notte, fino all'indomani mattina che ho ripetuto l'operazione e così per cinque giorni circa, dipende dalla grandezza delle uova. Al quinto giorno, saranno pronte per essere mangiate, tagliate a fettine ed intinte nell'olio extravergine, oppure grattugiate sugli spaghetti cotti al dente.

martedì 29 novembre 2016

Torta di mele all'acqua

Non ci credevo, tutti mi dicevano, è buonissima e molto soffice, così ho letto in rete diverse ricette e ne ho combinato una tutta mia che sembra azzeccata. E' una torta molto leggera non avendo  nè burro, nè uova e nè latte.
Torta all'acqua di Camilla
Mi sono messa all'opera senza usare le fruste, ho unito prima i liquidi, ossia acqua, olio di semi di girasole ed il succo di mezzo limone; ho aggiunto infine le polveri, un pò per volta fino ad incorporarle completamente, farina, amido per dolci, zucchero e lievito. In dieci minuti il composto era pronto.
Oggi è arrivato il medico di mamma ed ha gradito molto, accompagnando la fetta di torta col succo ai mirtilli. 

Ingredienti:

3 mele grosse
200 grammi di farina
110 grammi di amido per dolci
150 grammi di zucchero
200 ml. di acqua
60 grammi di olio di semi
scorza grattugiata di un limone bio
succo di mezzo limone.

Infornare al forno elettrico preriscaldato a 180° per 45 minuti.

giovedì 24 novembre 2016

Le trofie al sugo di Razza o Arzilla.


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Ieri mi sono fermata al mercato perchè cercavo del fegato di pesce che mi piace cucinare col sugo e condirci gli spaghetti. Il mio solito fornitore non ne aveva più, però gli sono rimaste delle grosse ali di Razza, che a Roma chiamano Arzilla e ne ho comprato appena tre chili. La razza è un pesce di seconda scelta, però fa molto gustose le minestrine, oltretutto non ha spine ma una cartilagine consistente che mi permette di farlo mangiare anche a mia madre novantenne.
Appena il pescivendolo ha tagliato le ali, non riusciva ad acchiapparle, perchè erano talmente viscide di limo che gli scappavano di mano.  Quando sono arrivata a casa ho avuto un bel da fare a pulirle per bene prima di metterle nel sugo. La pelle della razza è ruvida ed alquanto rasposa, oltretutto ha degli aculei con cui a volte mi pungo.
Ho preparato un bel sugo con olio e aglio che ho messo a scaldare con un pò d'acqua, passati i pelati al mixer, li ho aggiunti all'olio ed aglio, al basilico ed al prezzemolo. una volta che il sugo, corretto col sale era cotto, ho aggiunto un bicchiere d'acqua e fatto bollire, a quel punto ho immerso le ali della razza, abbastanza grosse; ho dovuto infatti usare un tegame grande e per girare i pezzi, la spatola ed un grosso cucchiaio. Appena evaporata tutta l'acqua, il sugo era pronto per condire le trofie.  Qualora ne avanzasse, allungando con un mestolo d'acqua calda e lasciata bollire per 5 minuti, si può aggiungere la pastina e preparare una delicata minestra.

mercoledì 23 novembre 2016

Torta di mele cotta al forno normale


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Dev'essere da molto tempo che non faccio la torta di mele, infatti non ho mai pubblicato questa ricetta che ha i pezzi di mela dentro e che rendono la torta morbida, umida e piacevole al palato
.

Ingredienti per 6/8 persone:

300 gr. di farina
150 gr. di zucchero
100 gr. di burro o margarina
2 uova
tre mele grandi
1 bicchiere di latte
una busta di lievito Paneangeli in polvere
scorza grattugiata di un limone appena colto.

Col mixer amalgamate il burro con lo zucchero fino ad ottenere una crema; unite i due tuorli d'uovo e tenere da parte gli albumi da montare;
Unire all'impasto la farina, un pò per volta, alternandola col bicchiere di latte, la scorza del limone grattugiata, l'albume montato a neve ed il lievito sciolto in pochissimo latte e continuate ad amalgamare. Adesso  inserire le mele tagliate a tocchetti e girare il composto col cucchiaio di legno. Imburrate una teglia di silicone e versarvi il composto. Infornate a 200 gradi per 45 minuti.

venerdì 30 settembre 2016

Storia di un'orchidea.

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Tempo fa, alla fine dell'anno scorso, una collega decise di portare in ufficio le sue due piante di orchidee. A casa sua non crescevano bene e facevano ogni anno, non più di due o tre fiori, così ha provato a portarmele in ufficio con la speranza che le piante riuscissero ad esprimere tutta la loro bellezza. Ho notato che i vasetti erano in plastica trasparente, le radici di un colore giallo pallido e le foglie tutte spezzate dall'incuria della cameriera. A primo acchito non mi sembrava godessero di ottima salute. Non ho mai avuto orchidee a casa perchè pensavo fossero molto delicate ed avendo fiori molto belli, mi sarebbe dispiaciuto perderle. Questa volta però, sono stata messa davanti al fatto compiuto e non  ho potuto tirarmi indietro.
Ho cercato di informarmi su internet, sentire diversi pareri, tutte le tecniche per ridare vita a quelle povere piante e mi sono messa all'opera. E' bastato sistemare i due vasetti davanti alla finestra, queste piante hanno bisogno di molta luce ma non diretta, una ricca innaffiata alle radici, lasciate a mollo per una buona mezz'ora, rimetterle nel porta vaso, sollevandole dalla base con una pietra ciatta, per evitare il ristagno dell'acqua e nel giro di una settimana, non solo le orchidee si sono riprese, ma hanno iniziato ad emettere nuove radici aeree. Pian piano il ramo principale si è allungato ed intorno sono spuntati ben otto boccioli. Una delle piante ha ancora i fiori aperti e turgidi di un bel color bianco panna. Chissà quanti mesi durano i fiori delle orchidee? Comunque nel frattempo che le due orchidee si sono ambientate, è spuntata anche una terza piantina. In realtà, una foglia si era spezzata e pian piano, staccata dalla pianta madre, così mentre la mia collega mi consigliava di buttarla, io ho provato a tenerla a mollo nell'acqua. Al rientro dalle ferie, ad agosto, mi sono accorta che nella bottiglia dove tengo le piante a radicare, il verde si faceva più fitto, così un giorno che sono andata ad innaffiare, mi sono ricordata di quella piccola pianta di orchidea.
Le radici si sono allungate a dismisura, così in questi giorni mi sto preoccupando di trovare un vaso adatto a lei. Stamane, in un centro commerciale ho acquistato un portavivande di plastica trasparente ed il terriccio per le orchidee. Arrivata a casa, dovevo praticare i fori per consentire alla pianta di eliminare l'acqua in eccesso. Spesso le radici delle orchidee fuoriescono dal vaso, quindi i fori devono essere abbastanza larghi per consentirle che ciò avvenga e grazie ad un sottile cacciavite incandescente, ne ho praticato ben tredici, speriamo che porti fortuna!  Il terriccio  adatto per queste piante è formato prevalentemente da materiale vegetale che non deve attaccarsi alle radici, ma consentire che esse si nutrano dei sali minerali, quindi va bene la corteccia, poca argilla, polistirolo sbriciolato e pezzetti di spugna; la terra comune non va bene, sporca le radici, soffocandole. Adesso ho tutto ciò che mi occorre e lunedì mi metterò all'opera
La nuova piantina di orchidea

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